CONSIGLIO COMUNALE DEL 30 MARZO Su antenne ed elettromagnetismo la proposta di una Commissione ad hoc

CONSIGLIO COMUNALE DEL 30 MARZO Su antenne ed elettromagnetismo la proposta di una Commissione ad hoc

Nella seduta di Consiglio Comunale del 30 Marzo, abbiamo potuto discutere della proposta del Movimento 5 Stelle di istituire un “Piano antenne” per gli impianti di telecomunicazione, per il quale abbiamo proposto di approfondire il tema in una o più Commissioni specifiche sul tema. Inoltre, è stata l’occasione per ratificare alcune permute di aree del Comune e per aderire alla proposta di “Destinazione turistica Emilia” istituita dalla Regione Emilia-Romagna.

Punto 1. Comunicazioni del Sindaco

Punto 2. Comunicazioni del Presidente del Consiglio

Punto 3. Mozione presentata dal Consigliere Damiano Ruggenini a nome del Gruppo Consiliare “Guastalla 5 Stelle” avente ad oggetto “Impianti di comunicazioni elettroniche e piano antenne”

La mozione presentata dal gruppo “Guastalla 5 Stelle”, chiedeva un impegno diretto al Sindaco e alla Giunta ad attivarsi per l’approvazione di un Regolamento per la localizzazione delle stazioni radio base per la telefonia mobile e per gli impianti di comunicazione elettroniche.
Il tema delle onde elettromagnetiche e degli impianti di comunicazione è sicuramente molto complesso, in quanto intreccia tematiche diverse, come quello del diritto all’accessibilità ai mezzi di comunicazione (non a caso le antenne sono assimilate a urbanizzazioni primarie), quello ambientale e quello della salute pubblica.

Prima di affrontare lungamente il tema, che merita una informazione e documentazione completa, ci teniamo a spiegare in modo chiaro la nostra scelta.
Guastalla Bene Comune si è astenuta, proponendo di affrontare la tematica in Commissione “Territorio, Ambiente e Benessere Sociale” unitamente alla Commissione “Comunicazione”, chiedendo anche la partecipazione di persone esperte quali possono essere tecnici ARPAE, AUSL e funzionari dell’ufficio tecnico comunale.
Per i motivi che sotto specificheremo, non siamo infatti convinti che un “Piano Antenne” sia uno strumento utile per il Comune, in quanto l’attuale normativa nazionale e regionale pone già in modo chiaro i criteri di localizzazione e di soglie di emissione volti a garantire qualità del servizio e sicurezza per la salute.
La normativa esprime vincoli precisi di esposizione (legge quadro n.36/01 e legge regionale n.30/2000) che definiscono:

  1. un limite di esposizione; (20 v/m)
  2. un valore di attenzione;
  3. un obiettivo di qualità. (6 v/m), quest’ultimo il più stringente è di 6 v/m  ed è più basso anche della normativa europea.

Un piano delle antenne che vada a definire limiti differenti da questi, come è avvenuto in molti dei casi in cui è avvenuto, è facilmente impugnabile dai gestori dei servizi. In ogni caso, tale piano non potrebbe vietare, ad esempio, di installare antenne nei centri urbani anche perché i luoghi dove è possibile insediare impianti sono già definiti dalla legge (vietando la vicinanza a scuole, ospedali, etc.) e, dall’altra parte, un piano che non inserisca dei limiti differenti non sarebbe possibile.

La discrezionalità con la quale un Comune può autorizzare l’installazione di questi impianti è esigua e non si avrebbero maggiori poteri con un “Piano antenne”, che comunque non potrà limitare il numero degli impianti. Una delle poche accortezze che si possono tenere, e che il Comune già compie, è quella di assicurarsi che le antenne vengano installate in luoghi pubblici così da potere avere maggior controllo e assicurare un miglior livello di trasparenza. Se infatti il Comune rifiutasse l’installazione, il gestore può sempre rivolgersi al privato, senza i controlli e le misurazioni garantiti su un’area pubblica.
Inoltre, crediamo sia corretto dire che sul sito di ARPAE (https://www.arpae.it/cem/webcem/reggioemilia/) è già presente il censimento delle antenne sul nostro territorio con i relativi monitoraggi, ove è possibile vedere che a Guastalla ci si sia mai avvicinati ai famosi 6 volt su metro di soglia di qualità.

Infine, ci teniamo a precisare che gli studi della IARC indicano tra le cause possibili di agente cancerogeno le onde elettromagnetiche emanate dal Cellulare ma non dalle antenne (www.iarc.fr/en/media-centre/pr/2010/pdfs/pr200_E.pdf) contrariamente a quanto sostenuto e pubblicato da chi ha raccolto le firme contro l’antenna da installare in Piazza Primo Maggio. Condividiamo quindi l’attenzione di chi ha presentato la mozione sul tema, ma è giusto dire che questa attenzione è stata applicata ogni volta che ci si è trovati davanti a richieste d’installazione.
L’obiettivo della Commissione sarà quindi quello di incrementare le nostre conoscenze e trarne delle considerazioni maggiormente consapevoli e, nonostante le posizioni differenti, è apprezzabile che anche chi ha proposto la mozione si sia ritenuto soddisfatto del fatto di portare il tema ad un livello di approfondimento ulteriore.

Spiace molto, invece, che il “Comitato Guastalla contro l’Elettrosmog” si sia detto schifato per la nostra scelta e abbia attaccato con frasi intimidatorie l’Assessore Chiara Lanzoni, alla quale va la nostra solidarietà.

Di seguito le specifiche, richiamate dall’Assessore Lanzoni nel suo intervento.

Il tema delle competenze e Il tema del quadro normativo

La Legge Quadro 36/01 sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, è il primo testo di legge organico che disciplina in materia di campi elettromagnetici.

Il provvedimento indica più livelli di riferimento per l’esposizione:

  • limiti di esposizione
  • valori di attenzione
  • obiettivi di qualità

La Legge Quadro assegna le seguenti competenze:

  • lo Stato determina i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, la promozione delle attività di ricerca e di sperimentazione tecnico-scientifica nonché di ricerca epidemiologica e lo sviluppo di un catasto nazionale delle sorgenti;
  • le Regioni determinano le modalità per il rilascio delle autorizzazioni all’installazione degli impianti, la realizzazione del catasto regionale delle sorgenti, l’individuazione di strumenti e azioni per il raggiungimento di obiettivi di qualità;
  • le ARPA regionali svolgono attività di vigilanza e controllo a supporto tecnico delle relative funzioni assegnate agli enti locali;
  • i Comuni e le Province svolgono le rispettive funzioni di controllo e vigilanza.

Il DPCM 8/07/03, entrato in vigore nell’estate 2003, fissa i valori:

  • i limiti di esposizione, in modo differenziato per tre intervalli di frequenza; per esempio per le frequenze dei dispositivi delle telefonia mobile i limiti di esposizione sono pari a 20 V/m per il campo elettrico;
  • il valore di attenzione di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare per esposizioni in luoghi in cui la permanenza di persone è superiore a 4 ore giornaliere;
  • l’obiettivo di qualità di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare all’aperto in aree e luoghi intensamente frequentati.

Il D. Lgs. 259/03 (Codice delle comunicazioni elettroniche) oltre a disporre che le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazioni sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria, definisce su scala nazionale le modalità per l’installazione degli impianti per telefonia mobile e per gli apparati di radio-telecomunicazione. Il D. Lgs. prevedeche sulla documentazioneprodotta vi sia un pronunciamento dell’ARPA o di altro organismo indicato dalla Regione.

Considerazioni in merito all’idoneità dei luoghi per la localizzazione: approcci e modalità

Sulla possibilità da parte dell’Ente di valutare luoghi “consoni” ci si può chiedere consoni per chi e sulla base di quali parametri. L’art.9 della l.r. 30/2000 (poi sostituito dall’art.20 della l.r. 4/2007) “divieto di localizzazione degli impianti fissi per telefonia mobile” stabilisce in modo chiaro e inequivocabile quali siano le aree sulle quali l’installazione è vietata. Ogni altro tipo di parametro non basato su valori di emissione, come ad esempio un parametro di distanza dal centro urbano o da un particolare quartiere, o da un’area non ricompresa tra quelli elencati nella legge regionale, viene considerato illegittimo. C’è una corposa serie di sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato in questo senso.

Ci sono nella mozione alcuni spunti che vale la pena riprendere per capire quale tipo di approccio questa amministrazione ha seguito nei confronti dei gestori che fanno richieste di impianti sul territorio comunale:

  • Assicurare preferenza ai siti pubblici

Per quanto riguarda la localizzazione degli impianti l’amministrazione è da tempo impegnata a proporre ubicazioni su aree ed immobili di proprietà comunale cercando il più possibile di concentrare su una stessa infrastruttura più impianti (quest’ultimo aspetto è anche prescritto dalla normativa) sempre e comunque nel rispetto dei limiti di emissione fissati per legge.

  • Esercitare azioni di controllo

Per quanto riguarda le azioni di controllo e vigilanza il Comune, attraverso ARPAe e le sue apparecchiature, può attuare campagne di monitoraggio dei vari siti per valutare la situazione ex ante ed ex post l’installazione degli impianti. Tali controlli possono essere attivati anche su richiesta dei cittadini.

  • Censimento degli impianti esistenti

Per quanto riguarda il censimento degli impianti, questo è già stato effettuato e viene costantemente aggiornato da ARPAe ed è consultabile liberamente sul loro sito, così come le campagne di monitoraggio effettuate.

Poi sul tema degli strumenti (Piano antenne o regolamento) sono stati sentiti alcuni Uffici Urbanistica di Comuni vicini o analoghi al nostro, ed è emerso – in sintesi – quanto segue: molti comuni hanno scelto di non dotarsi di un piano o regolamento, sul presupposto che il Comune non puòdisciplinare eventuali nuove distanze o altri siti sensibili diversi da quelli previsti, a pena di impugnazioni – vittoriose – da parte delle società di telefonia. Altri comuni che hanno adottato un piano lamentano uno strumento costoso che comporterebbe la necessità di continui aggiornamenti.

Un eventuale regolamento potrebbe prendere in considerazione gli aspetti di corretto inserimento delle antenne e delle stazioni nei vari ambiti (Centro storico, ambiti di particolare pregio) ma da un punto di vista più paesaggistico. Come ad esempio ha fatto il comune di Modena con i “Criteri per il corretto inserimento urbanistico e la minimizzazione dell’impatto visivo” del 2014.

Oppure altre situazioni più che il Regolamento han valutato maggior utilità nell’inserire nel Regolamento urbanistico alcune mitigazioni dal punto di vista di quella che è la sola competenza comunale in questa materia, vale a dire urbanistico-edilizia e di decoro urbano . Ad esempio hanno prescritto che nel centro storico le antenne non debbano essere visibili da terra.

In conclusione

Per la localizzazione delle antenne è quindi da rilevare come i Comuni non possono stabilire distanze minime da rispettare nell’installazione degli impianti. La normativa statale fissa dei limiti alle emissioni dei campi elettromagnetici, limiti che non fanno riferimento a distanze dalle emittenti, ma a valori limite del campo elettromagnetico. Una sentenza del Consiglio di Stato del 2007 stabilisce che: “La fissazione di limiti di esposizione ai campi elettromagnetici diversi da quelli stabiliti dallo Stato non rientra nell’ambito delle competenze attribuite ai comuni” e questo perchè la normativa statale contiene già norme improntate al principio di precauzione.

Il tema della responsabilità

Decisioni illegittime, al di fuori del contesto normativo, da parte di chi amministra espongono l’ente a un contenzioso e danno anche economico.La responsabilità sta anche nella corretta informazione perché spesso chi si fa promotore di battaglie ideologiche contro le antenne cita l’organizzazione mondiale della sanità come parere giustamente autorevole per sostenere gli effetti negativi sull’uomo delle onde radio. Ma la classificazione di “possibile cancerogenicità” (si parla di possibilità non di evidenza scientifica) dello IARC è dovuta all’esposizione alle onde del dispositivo cellulare e non alle onde di tipo ambientale come le antenne. In conclusione questo tema non può e non deve diventare una battaglia ideologica perché il quadro è ampio, le suggestioni sono molte, ma noi dobbiamo basarci sugli strumenti a nostra disposizione e poiché esistono le leggi il Comune deve attenersi a queste, all’interno delle proprie competenze.

 

Punto 4. Individuazione delle porzioni di territorio comunale non metanizzato alle quali sono applicabili le riduzioni del prezzo per il gasolio ed il gas di petrolio liquefatto utilizzati come combustibile per il riscaldamento. Aggiornamento anno 2017

Questo atto, rinnovato ogni anno, permette di applicare sconti sul prezzo del gasolio e il GPL utilizzati per il riscaldamento in quelle parti di territorio in cui non arriva la rete del gas metano. Ogni anno tale atto si aggiorna perché aumentano sempre vie “metanizzate”, obbligando quindi ad una revisione.

Il punto è stato votato all’unanimità.

Punto 5. Autorizzazione alla permuta di terreno fra Comune di Guastalla e Parrocchia SS. Pietro e Paolo Apostoli di Pieve

Il punto in questione riguardava la permuta di due porzioni di terreno tra il Comune di Guastalla e la Parrocchia di Pieve. L’area recintata destinata a verde intorno alla Basilica di Pieve era infatti di proprietà del Comune di Guastalla. Tuttavia, poiché questa area non è in uso al Comune, si è deciso di permutarla con una porzione di terreno della Parrocchia prossima al nuovo Asilo “Iride”, in modo da poterla utilizzare per l’ampliamento del parcheggio.
L’area ceduta dal Comune è pari a 1.030 mq, mentre quella ceduta dalla Parrocchia è pari a 472 mq. Nonostante siano di grandezza diversa, le aree hanno il medesimo valore perché quella ceduta dalla Parrocchia al Comune detiene capacità edificatoria di perequazione.

Il punto è stato votato all’unanimità.

Punto 6. Approvazione adesione alla proposta di destinazione turistica “Emilia” e della relativa proposta di statuto – Richiesta alla Regione Emilia-Romagna di presa d’atto

La Destinazione turistica “Emilia” è il nuovo ente pubblico individuato dalla Regione Emilia-Romagna come unico strumento di programmazione e finanziamento delle attività di promozione turistica. In particolare, pone la promozione turistica in un’ottica di Area Vasta, unendo le Province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, con una struttura di governance che prevede l’attribuzione di un voto per ciascun ente aderente.
Pur non essendo ancora chiari alcuni aspetti di funzionamento dell’ente, come ribadito anche dal Vicesindaco Pavesi nel suo intervento, l’adesione alla Destinazione Turistica “Emilia” è comunque fondamentale per poter fare progettualità di promozione turistica integrata e accedere a finanziamenti.

Attraverso questa riforma, speriamo ci sia più consapevolezza della necessità di promuovere politiche turistiche integrate e coordinate con gli altri Comuni e territori. È anacronistica, infatti, una visione che pensa il turismo in modo campanilista e solitario, soprattutto per territori come i nostri profondamente integrati e che hanno bisogno di fare massa critica per attrarre flussi turistici.
Plaudiamo quindi alla proposta avanzata dal Vicesindaco di istituire anche un Coordinamento turistico dell’Unione dei Comuni, che già in questi anni ha sperimentato prime forme di marketing territoriale unitarie, anche per sfruttare sempre di più le potenzialità del nostro UIT (Ufficio Informazioni Turistiche), unico nella Bassa ad avere i requisiti regionali e capace di ricevere finanziamenti.

Il punto è stato votato con il voto favorevole della maggioranza e l’astensione delle opposizioni.

PUNTO 7. Autorizzazione alla permuta e ridistribuzione aree fra Comune di Guastalla e Soc. La Pieve Domus ricomprese nel Piano Particolareggiato di iniziativa privata denominato PP3

L’ultimo punto del Consiglio Comunale trattava anch’esso una permuta di aree, questa volta tra il Comune di Guastalla e la Società “La Pieve Domus”, all’interno del Piano Particolareggiato PP3, la nuova urbanizzazione che sta sorgendo tra i Campi Sportivi di Via Spagna e Via Rosario.
La permuta si è ritenuta necessaria per la ridistribuzione delle aree all’interno dei lotti, in modo che tutte le superfici territoriali di proprietà del Comune siano collocate nel Lotto 6.

Il punto è stato votato all’unanimità.

 

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