Gli industriali reggiani in assemblea: alcune riflessioni

Gli industriali reggiani in assemblea: alcune riflessioni

10492588_10203682397917264_3106306885531072559_nLo scorso 5 luglio, al Teatro Valli di Reggio Emilia si è svolta l’assemblea annuale di Unindustria, dove sono state presentate idee generali per il futuro degli industriali reggiani. Tutto è avvenuto in una dimensione leggera, da talk show, all’interno della quale la guida di Stefano Landi si è avvicendata con quella dell’Architetto Mauro Severi.

Un cambio, anche culturale, che già di per sé contiene interessanti proposte: impegno per lo sviluppo integrato dell’“area vasta” da Piacenza a Modena, l’implementazione del bacino Mediopadano e dell’Alta Velocità, il Tecnopolo reggiano, l’interdipendenza con altri settori, quali il turismo, l’ambiente, la cultura, gli investimenti pubblici e privati favorevoli all’innovazione

Tutto questo ha affiancato la rappresentazione della realtà della provincia reggiana, che risulta essere ancora la prima per export manifatturiero a livello nazionale, nonostante i dati generali poco incoraggianti su occupazione, consumi, crescita e investimenti.

L’economista Giuseppe Berta ha sottolineato a questo proposito l’importanza delle attività produttive profondamente radicate nel tessuto sociale e urbano del territorio: le uniche a poter contenere gli effetti della crisi. Se si vuole, un’allusione implicita ad alcune grandi realtà produttive locali, comprese quelle di Guastalla, tutte presenti in assemblea.
 Al centro delle richieste, Unindustria ha posto la lotta alla burocrazia statale e periferica, responsabile – insieme all’autoreferenzialità politica – dei seri limiti allo sviluppo dell’economia e, non ultimo, della corruzione e del malcostume diffuso: un punto centrale, al quale Governo ed istituzioni locali dovranno dare risposte concrete e serie.

A nostro avviso ciò non si potrà tradurre solo in una semplificazione fine a se stessa ma nell’aggiornamento di norme e procedure chiare e funzionali al miglioramento dei servizi, delle prestazioni e delle infrastrutture.

E’ il caso di Expo e Mose di Venezia: certamente il codice degli appalti del 2006 è parso uno strumento troppo articolato e complesso, ma è bene ricordare che la corruzione emersa dalle inchieste si è sviluppata nelle maglie delle deroghe per l’emergenza e non in quelle delle procedure previste e non rispettate.

Il secondo punto evidenziato dagli industriali reggiani è la pressione fiscale, tra le più alte d’Europa. Se questa duplice istanza resterà inascoltata la fuoriuscita dalla più pesante crisi del Dopoguerra assumerà allarmanti contorni opachi, affidata alle singole e sterili iniziative imprenditoriali, sindacali e produttive.
 L’insieme degli interventi esposti, compreso quello dell’Amministratore Delegato della “Dallara Automobili”, Andrea Pontremoli, elevato a modello gestionale e imprenditoriale, ha poi sottolineato con insistenza – oltre alla questione del credito – l’importanza della formazione tecnica, professionale e culturale delle nuove generazioni, il “vero investimento”, garanzia di lavoro, qualità e fatturato, oltre al reinvestimento degli utili nella ricerca (alla Dallara è pari al 20%!).

La sfida formativa dunque è quella che rimette al centro l’impegno di Università, Stato, Regioni ed enti locali, in questo settore determinante – a nostro avviso – anche nella Bassa Reggiana. Basti pensare al potenziale inespresso del CFP per quanto riguarda la formazione post diploma e post laurea o a quanto poco ci vorrebbe per creare un incubatore d’imprese con lo scopo di trattenere i talenti sul territorio.

Infine merita attenzione la considerazione di Vittorino Andreoli, acclamato ospite outsider, chiamato a commentare la crisi dal punto di vista antropologico e psicologico: una buona formazione professionale è quella che insegna anche l’onestà, ossia il valore etico del proprio operare, individuale e collettivo. Se non altro perché – come ha concluso lo psichiatra –  la crisi è nata fondamentalmente da un atto di disonestà, quindi la soluzione ad essa non può che risiedere nella sua virtù opposta. Come dargli torto.

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